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Mangiare pesce vuol dire mangiare plastica

Spesso il pesce è considerato un alimento particolarmente salutare, indicato da molte diete come alternativa alla carne di terra, in particolare dopo l’annuncio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità che la carne rossa è stata inserita tra le sostanze “probabilmente cancerogene per gli esseri umani” (1). Eppure nuovi studi stanno dimostrando come anche il pesce nasconda le sue insiedie.

Mangiando pesce le persone rischiano di ingerire un elemento molto pericoloso che ormai infesta tutti i nostri mari e i nostri oceani: la plastica.

 

COME LA PLASTICA FINISCE NEL PESCE

Un’isola grande come tre volte la Francia, 1.6 milioni di chilometri quadrati, galleggia da anni al largo dell’oceano Pacifico, tra le Hawaii e la California (2). Ed è solo la più grande di 5 isole analoghe che si accumulano in diversi punti degli oceani del mondo grazie alle correnti. Ogni anno da 1.15 a 2.41 milioni di tonnellate di plastica vengono riversate nel mare dai fiumi, una volta entrate nel vortice che forma questi isole galleggianti la plastica vi resta intrappolata finché non viene degradata in microplastiche per effetto del sole, delle onde e della vita marina. Le stime parlano di 1.800 miliardi di pezzi di plastica presenti, 250 per ogni essere umano sulla terra.

Ed è uno studio della FAO a lanciare l’allarme per l’uomo (3): queste microplastiche presenti negli oceani vengono inavvertitamente ingerite da un gran numero di animali acquatici di valore commercial che quindi finiscono sulle nostre tavole. I ricercatori hanno trovato queste particelle in ben 114 specie acquatiche, la metà delle quali fanno parte della dieta alimentare umana (4).

 

LA MICROPLASTICA

Queste particelle sono molto piccole, generalmente inferiori a 5 millimetri, e se da un lato si formano per degradazione di pezzi più grandi, dall’altro, fino a poco tempo fa, venivano intenzionalmente aggiunte a tanti prodotti, come le creme esfolianti, prodotti per la pulizia, vernici, prodotti dell’industria petrolifera e altri prodotti chimici, tanto che il parlamento europeo ha chiesto la messa al bando di questi prodotti entro il 2020. (5) Queste particelle di plastica inoltre sono fatte di composti come polimeri e additivi che possono assorbire i contaminanti dall'ambiente circostante, il che potrebbe costituire un’ulteriore minaccia per la sicurezza alimentare dei prodotti della pesca e dell'acquacoltura.

 

MANGIARE PLASTICA

Se fino a poco tempo fa sembrava che questo problema riguardasse “solo” l’ecosistema marino, oggi le evidenze di come questa plastica finisca sulle nostre tavole aumentano di giorno in giorno.

Lo studio dell’università olandese di Gand (6) ha dimostrato come queste entrano nella nostra catena alimentare attraverso i molluschi, in particolare cozze e ostriche, e hanno stimato che chi mangia frutti di mare ingerisce fino a 11.000 piccoli pezzi di plastica ogni anno. Un team di scienziati Malesi e Francesi ha scoperto 36 piccoli pezzi di plastica in 120 tra sgombri, acciughe, muggini e ombrine (7) e per i cittadini malesi che mangiano pesce il consumo di microplastiche arriva a raggiungere le 246 unità all’anno. Ma questo inquinamento va anche oltre il pesce: lo studio condotto dall’Università del Minnesota (8) ha riscontrato la presenza di particelle di plastica nel sale marino, nella birra e nell’acqua in bottiglia.

 

I DANNI ALL’ECOSISTEMA E AL NOSTRO ORGANISMO

I biologi marini hanno dimostrato come questi residui di plastica non vengano completamente smaltiti dagli organismi marini (10). Ne danneggiano gli organi interni, entrano nel flusso sanguigno e quindi nei tessuti, che sono la parte che viene mangiata dall’uomo, e inoltre minano la capacità riproduttiva di molte specie a causa del rilascio di sostanze chimiche pericolose che danneggiano il dna degli organismi che le assorbono (9). Si introducono così nella catena alimentare e la risalgono, dall’organismo più piccolo ai pesci più grandi, impattando su tutto l’ecosistema. E risalendo la catena alimentare ovviamente arrivano anche sulle nostre tavole.

 

I numeri indicati tra parentesi sono riferimento alle fonti o alle ricerche scientifiche citate

 

(1) https://www.who.int/features/qa/cancer-red-meat/en/

(2) https://www.theoceancleanup.com/great-pacific-garbage-patch/

(3) http://www.fao.org/in-action/globefish/fishery-information/resource-detail/en/c/1046435/

(4) http://www.gesamp.org/publications/microplastics-in-the-marine-environment-part-2

(5) https://echa.europa.eu/it/hot-topics/microplastics

(6) http://www.expeditionmed.eu/fr/wp-content/uploads/2015/02/Van-Cauwenberghe-2014-microplastics-in-cultured-shellfish1.pdf

(7) https://www.independent.co.uk/environment/plastic-microparticles-fish-flesh-eaten-humans-food-chain-mackerel-anchovy-mullet-a7860726.html

(8) https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0194970

(9) https://www.scientificamerican.com/article/from-fish-to-humans-a-microplastic-invasion-may-be-taking-a-toll/

(10) https://pubs.acs.org/doi/abs/10.1021/es800249a

 

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Questo articolo ha solo scopo informativo, anche se sono riportati dati di studi medici e scientifici qualificati. Questo articolo non è e non intende essere un sostituto a opinioni mediche professionali, diagnosi o trattamenti e non può essere preso come base per consigli medici specialistici. Se ti sono state prescritte delle cure mediche ti invito a non interromperle né modificarle, perché tutti i suggerimenti che trovi su www.stefanomazzei.com devono essere sempre e comunque confrontati con il parere del tuo medico curante.

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Tags: alimentazione, cibo, salute, organismo, rischi, pesce, plastica