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I segreti del multitasking

Essere capaci di svolgere più compiti contemporaneamente sembra essere la caratteristica lavorativa più richiesta di questo 21 secolo. In un mondo dove siamo sempre più interconnessi digitalmente, è la stessa tecnologia a spingere verso la fruizione di una molteplicità di contenuti e di stimoli da assorbire simultaneamente: i canali di news fanno scorrere le ultime notizie in sovraimpressione mentre il telecronista annuncia l’articolo, il bluetooth ci permette di telefonare mentre siamo alla guida, i browser di ricerca ci permettono di aprire più finestre parallele e vedere più siti, confrontando le informazioni in parallelo. Ma come facciamo a gestire tutti questi stimoli contemporaneamente?

 

COME FUNZIONA IL CERVELLO

La ricerca condotta dalla New York University, pubblicata sulla rivista scientifica Nature (1) ha identificato nell’area della corteccia prefrontale, una regione chiamata nucleo reticolare del talamo, che funziona come un filtro, in grado di lasciar passare alcuni stimoli verso il cervello e bloccarne altri. Una funzione fondamentale quella di escludere alcuni degli input che arrivano dall’esterno, perché ricevere troppe informazioni contemporaneamente non permetterebbe a questo organo di funzionare correttamente. Tanto che questa ricerca è stata svolta proprio per portare luce su quei disturbi, come il disturbo da deficit di attenzione o iperattività, l’autismo e la schizofrenia, dove questi circuiti risultano non funzionanti (2). Il ruolo di questi neuroni era già stato ipotizzato dal premio Nobel Francis Crick nel 1984, ma è solo grazie a questo esperimento comportamentale sui topi che si è riusciti a dimostrarne la centralità. I topi ai quali quest’area del cervello veniva inibita non erano più in grado di riconoscere tra diversi stimoli quello che portava alla ricompensa e agivano a caso.

 

L’ALLENAMENTO AL MULTITASKING

La capacità di prestare attenzione a una molteplicità di informazioni può anche essere allenata e migliorata, come ha dimostrato una ricerca condotta dal neuro scienziato Renè Marois of Vanderbilt dell’università di Nashville, Tennessee (3): una volta acquisita familiarità con determinati compiti quella parte della corteccia prefrontale che gestisce il multitasking lavora più spedita, perché sembrerebbe che man mano che pratichiamo un compito, quest’area del cervello reindirizzi tutti gli stimoli che ormai riconosce relativi a quel lavoro da svolgere alle diverse altre aree del cervello deputate. “Quando non abbiamo familiarità con un compito abbiamo bisogno di tutta la nostra attenzione e concentrazione per svolgerlo. Man mano che acquisiamo pratica la parte “pensante” del cervello non è più richiesta, perché lo svolgimento del compito diventa codificato nel sistema motorio e sensoriale” afferma il professor Marois (3).

Lo studio dell’Università della California a San Francisco, ha mostrato come i videogiochi possono essere un valido aiuto per mantenere la plasticità del cervello che è necessaria a gestire più stimoli contemporaneamente (4). In particolare, è stato dimostrato che, se strutturati per impiegare un insieme diverso di capacità cognitive come memoria a breve termine, capacità di concentrazione e abilità, alcuni videogiochi sono utili per aiutare le persone anziane a mantenere la capacità di portare a termine compiti che stavano diventando difficoltosi.

E se da un lato un allenamento intensivo a portare avanti due compiti contemporaneamente è dimostrato che migliori le performance specifiche di questi compiti, sembrerebbe che queste capacità non siano trasferibili in generale ad altri compiti per i quali non c’è stato uno specifico allenamento (5) anzi, alcuni studi dimostrano come questo sia addirittura dannoso.

 

Il MULTITASKING DIMINUISCE L’INTELLIGENZA.

L’università del Michigan ha condotto uno studio (6) che dimostra come svolgere più compiti contemporaneamente, specialmente se si tratta di compiti complessi o con i quali il soggetto ha scarsa familiarità, va a diminuire l’efficienza con la quale questi vengono svolti.  L’articolo della rivista inglese Independent (7) afferma che si impiega molto più tempo a passare da un compito all’altro, letteralmente tempo perso nel prendere la decisione di passare all’altro compito, il tempo che ci serve per scegliere il nuovo set di capacità necessarie ed attivarle.

Lo studio della Stanford University (8) dimostra inoltre come le persone che sono regolarmente bombardate da diversi flussi di informazioni elettroniche non prestano attenzione, hanno meno controllo sulla propria memoria e più difficoltà a passare da un compito ad un altro, rispetto a coloro che scelgono di completare un compito alla volta.

 

I MITI DA SFATARE

Quindi sembra proprio che tutto quello che ci è stato detto sul multitasking come sino nimo di efficienza e successo, sia da riconsiderare alla luce delle ricerche scientifiche più recenti, lo sostiene anche un articolo della rivista scientifica Nature (9).

Il primo mito da sfatare è quello secondo il quale le donne dovrebbero essere più portate a fare tante cose contemporaneamente rispetto agli uomini. La ricerca della Brunel University London (10) nel Regno Unito ha dimostrato che, nonostante questo stereotipo basato sulla capacità delle donne di gestire casa, figli e lavoro, sia largamente condiviso, in realtà non c’è alcuna differenza tra uomini e donne da questo punto di vista. Inoltre solo il 2.5% della popolazione mostra davvero capacità superiori di gestione contemporanea di compiti mentre il 97,5% delle persone ha cervelli che non sono più efficienti quando gli viene richiesto di fare più cose insieme, e questo indipendentemente dal sesso. Perfino ascoltare musica mentre si studia o si lavora, soprattutto se contiene parole o è una musica nuova, è una distrazione, in particolare se si stanno svolgendo altri compiti che implicano la parola scritta (9).

 

I numeri indicati tra parentesi sono riferimento alle fonti o alle ricerche scientifiche citate

 

(1) https://www.nature.com/articles/nature15398

(2) https://www.sciencedaily.com/releases/2015/10/151021135619.htm

(3) https://www.nature.com/news/2009/090715/full/news.2009.690.html

(4) https://www.nature.com/news/gaming-improves-multitasking-skills-1.13674#/ref-link-1

(5) https://www.nature.com/articles/s41539-017-0015-4

(6) https://www.apa.org/monitor/oct01/multitask.aspx

(7) https://www.independent.co.uk/life-style/multitasking-productivity-levels-research-psychology-david-meyer-a8254416.html

(8) https://news.stanford.edu/news/2009/august24/multitask-research-study-082409.html

(9) https://npjscilearncommunity.nature.com/posts/16561-busting-the-multitasking-myth

(10) https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0140371

 

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Questo articolo ha solo scopo informativo, anche se sono riportati dati di studi medici e scientifici qualificati. Questo articolo non è e non intende essere un sostituto a opinioni mediche professionali, diagnosi o trattamenti e non può essere preso come base per consigli medici specialistici. Se ti sono state prescritte delle cure mediche ti invito a non interromperle né modificarle, perché tutti i suggerimenti che trovi su www.stefanomazzei.com devono essere sempre e comunque confrontati con il parere del tuo medico curante.

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